PaRoLE STreTTe...
Lei non sapeva se lo amava o meno, però era convinta di poterlo amare.
Lui invece già da tempo le aveva promesso amore, uno di quelli infiniti, da fiaba alla mille e una notte.
Lei forse per questo non avrebbe dovuto crederci da subito...
Abitavano lontano, si vedevano solo il fine settimana perchè lui veniva a trovarla sempre con un mazzo di fiori, forse per perdonare se stesso dei tradimenti al buio nei giorni in cui non si vedevano.
Lui le parlava del cielo, delle stelle e della luna..
Lei sognava al suo fianco credendo di essere stata fortunata a trovarlo..
Lui la faceva sentire speciale, ma lei su questo non aveva l'esclusiva...certo, lui poteva far sentire speciale qualunque ragazza e se lo faceva era solo per portarsele a letto.
Lei di tanto in tanto lo sospettava, ma poi non ci voleva credere, anche quando a vedere erano tutti, tranne lei che si copriva gli occhi e pensava ai prati verdi in cui correvano insieme e dove si tuffavano nell'erba.
Lui non si preoccupava che lei lo sapesse o meno, le sue promesse erano sincere come i bugiardi. Faceva promesse sapendo di non mantenerle, ma conscio che lei gli avrebbe creduto.
Lei si fidava di lui, anche quando beveva e fumava, quando portava un'amica a casa sua e restava da lui a dormire, quando le diceva che era bellissima ma probabilmente pensava a qualcun'altra, magari la stessa della notte prima.
Lui una sera uscì con lei e andarono in un locale...lei lo cercò per un po' senza trovarlo...si diresse verso il bagno per sciaquarsi il viso che faceva davvero caldo in quel locale...una porta si apri da dietro le sue spalle, mentre china sul lavandino cercava l'asciugamani di carta alla parete.
Si asgiugò il viso e gli occhi e quando messe a fuoco, chi uscì da quella porta era lui, in compagnia di una ragazza.
Lui le disse che non era successo niente, che la ragazza l'aveva accompagnata in bagno perchè era ubriaca e doveva aiutarla.
Lei non gli credette, ma non se la prese.
Lo aveva accettato per ciò che era e non voleva smettere di poter sognare, perchè lei a quel tempo aveva bisogno di aggrapparsi ai sogni non avendo null'altro.
Lei sapeva che lui la tradiva e continuamente, ma preferiva fingere di esserselo dimenticato e quando lo vedeva lo abbracciava forte, perchè era lei ad aver bisogno di sentirsi abbracciata.
Accettò il compromesso, rubava quel poco di felice che c'era in lui in cambio del suo letto condiviso con altre ragazze.
In silenzio.
Anche se a volte piangeva, ma sempre lo faceva in silenzio...in fondo a lei importava poco gioire o soffrire in quel periodo.
Forse l'apatia era davvero la soluzione migliore e talvolta l'adottava come un'orfana.
Lui le prometteva ancora un futuro insieme, lei non ci credeva più, ma fingeva a se stessa di crederci davvero.
Lui le chiese di andare a vivere con lui, ora la cosa si faceva piu seria.
Lei, decise di farlo...forse perchè poteva smettere di mentire a se stessa, forse perchè era l'unico modo per andarsene di casa, dove i suoi genitori, come in un famoso romanzo di Shakespeare, non volevano che si frequentassero.
La sera del 20 febbraio, lei usci prima di sera e portò una valigia semivuota a casa di un amico per fare una sorpresa a lui.
Non aveva molte cose da portare con se, l'indispensabile, che oramai era quasi niente.
Lui arrivò a prenderla la sera di nascosto dai suoi genitori, lei dopo tanto tempo sorrideva perchè pensava potesse per lei iniziare una vita migliore.
Salii in macchina e si accorse che lui era ubriaco, tanto.
Lei stette in silenzio perchè sapeva quanto per lui era facile innervosirsi...
Lui la portò in un posto che lei le aveva fatto conoscere, un posto per lei importante; ci andava sempre fin da piccola quando era triste: era l'angolo di un campo incorniciato da una folta chioma di quercia, il suo albero preferito.
Lei era gelosa di quel posto che nessuno aveva conosciuto prima di lui.
C'era buio e la macchina attraversò velocemente il campo immersa in quella foschia bassa ma densa.
Arrivarono all'albero, lei un po era confusa, un po' irritata perchè quel posto lo considerava "suo" e non le piaceva il fatto che lui avesse preso l'iniziativa, per di più, in quello stato in cui si trovava: sbronzo.
Lei ci mise della buona fede, pensò alla vita nuova e migliore a cui stava andando incontro e credette che lui l'avesse portata li per farle una sorpresa.
Lei avrebbe voluto sorridere nel dirgli che re apronta per partire, che la sua valigia era a casa di un amico e che sarebbero dovuti passare a prenderla.
Lei, nonostante tutto, non riuscì a sorridere...pensò in un istante a tutti i suoi sogni infranti dai quali ora era costretta a scappare per non portarsene a dietro il loro spettro.
Lui spense la macchina, non la lasciò parlare.
La vide triste, pensò che non volesse partire.
Le ordinò di tacere, le disse che tutto, tutto, era colpa sua.
Le mise una mano sulla bocca e premeva la sua testa sul sedile.
Lei sbarrò gli occhi spaventata, confusa. Voleva urlare ma non poteva.
Lui con l'altra mano si fece strada tra le sue gambe, lei si ribellò.
Lui la picchiò.
Lei dovette sottomettersi piangendo perchè altro non poteva fare.
Lui la umiliò, le strappò quel che poteva dei vestiti, anche quella gonna che le aveva regalato perchè lei non ne metteva mai.
Salì sopra di lei, ad ogni suo tentativo di fuga e ribellione lui le dava uno schiaffo, forte.
Salì sopra di lei e godette del suo essere uomo per tre volte, lei sentì un dolore forte nel ventre, come se fosse entrata una lama affilata.
Lui la guaradva negli occhi, costringendola a fare lo stesso, ma lei serrava gli occhi e piangeva, la mano sulla bocca premeva sempre più forte.
Non bastò a non vedere quegli occhi di lui, cosi tremendamente senza vergogna e dentro di lei, come tutto il resto.
Lui entro dentro di lei, nel suo cuore, nella sua anima, nei suoi occhi, nel suo corpo, nel suo spirito e in 10 minuti devastò tutto quanto vi era potuto rimanere.
Lui finì presto di godere del suo potere, tolse la sua mano dalla sua bocca...
Lei non aveva piu forza nemmeno di urlare.
Solo di piangere e questo irritò lui.
La spinse giù dalla macchina tenendola però per un braccio; lei non riusciva a guardarlo, lui si.
Le prese il mento e lo puntò verso il suo viso, la guardò e le rivelò quanto desiderasse che lei fosse rimasta incinta e che sperava che quel bambino avesse potuto nascere handicappato.
Poi le lasciò il mento e il braccio, la spinse con rabbia verso terra, dove per metà era già distesa.
Chiuse la portiera, accese la macchina e se ne andò veloce.
Pioveva e lei rimase in quel campo sdraiata a terra, piangendo e sperando che quelle lacrime e quella pioggia, potessero lavarla da quelle mani, da quel corpo, da quegli occhi, che l'avevano macchiata per tutta la vita.
Non guardò più la quercia come aveva sempre fatto, lei sapeva che ormai la quercia, la sua quercia, aveva visto e sentito tutto.
Continuava a piovere, si alzo in piedi, provò ad urlare ma dalle sue labbra uscì solo un sospiro interrotto.
Tornò a casa a piedi e si buttò sul letto senza guardarsi allo specchio.
A 19 anni credeva di poter rinascere...
A 19 anni morì insieme ai suoi sogni...
Stanotte l'ho sognato di nuovo.